Capitolo 33 - Tenerezza e Risveglio

Al numero 12 di Grimmauld Place, nella stanza di Gaia Luthien, era sceso da molti minuti un silenzio soffuso ed intimo, come la penombra che avvolgeva quella stanza: si potevano sentire solo i respiri rilassati ed appagati di due persone, un uomo, ed una donna, e, nell'ombra, in un intrico improvvisato di lenzuola e coperte, si poteva intuire che i due fossero ancora stretti l'uno all'altro, vestiti solamente della loro pallida pelle, e che forse stavano riposando.
La giovane strega irlandese era sprofondata tra il sonno e la veglia, incredula, ancora pervasa dalle sensazioni destabilizzanti provate, e dalla sorpresa di quel momento: non se l'era aspettato, non l'aveva cercato, era semplicemente successo, nel modo più naturale possibile.
E dopo il desiderio, e la forza torcente, ma non solamente fisica, dell'attimo in cui si erano uniti, e si erano donati all'altro, senza sosta, senza saziarsene, ora era rimasto solo il loro respiro, prima affannoso e poi, via via più calmo, finché, stremati entrambi, non si erano lasciati dominare da un'improvvisa calma e tenerezza, ovattata. Le sue palpebre tremarono, senza aprirsi del tutto, ma le bastò il profumo della pelle di Remus, accanto alla sua, per capire, per ricordare, per sapere che non era stato solo un sogno: sorrise, strofinando il volto contro di lui, e stringendosi di più, le gambe strette attorno a quelle dell'uomo, come se non desiderasse altro che il suo contatto, anche se ancora si sentiva stremata, e avrebbe dormito volentieri delle ore in quel modo, prima che il resto del mondo la richiamasse alla realtà.
L'uomo si mosse appena, ancora assopito.
Gaia socchiuse un poco le palpebre, sorridendo ancora. Sentì la pelle profumosa dell'altro vicina alle sue labbra e la tentazione di baciarla fu troppo forte, anche se piano, pianissimo...
Lui si mosse di nuovo, appena. Riaprì gli occhi di scatto, con un sospiro, prima di sciogliersi in un sorriso, guardando la ragazza in volto.
- Chi temevi che fossi? -
- Perché? -
Gaia cercò di sollevarsi sui gomiti - Sembravi quasi spaventato... -
- Sembravo spaventato? - chiese lui, con aria vagamente spaesata. - Non lo ero, comunque. -
- Forse sono io ad essere... Frastornata... - sorrise la giovane, piegando la testa, in modo che i suoi lunghi capelli ricadessero sull'altro, come una carezza.
Lui si girò di fianco, per guardarla meglio in volto, senza smettere di sorridere.
- Frastornata, sfinita, annientata, distrutta... Perdutamente assuefatta... - elencò lei, arrossendo.
- Ed... è un male? -
- Secondo te? - scherzò l'altra.
- Io spero che sia un bene, ovviamente... - mormorò l'uomo, stringendola pigramente a sé.
Gaia iniziò a carezzargli il volto, e i capelli, in punta di dita, lo sguardo perso negli occhi chiari dell'uomo - Non... Non me lo sarei mai aspettato. -
- Io temevo che non avrei mai avuto il coraggio di... chiedertelo... - mormorò lui.
- Ci siamo venuti incontro, ti pare? -
- Direi di sì... -
La giovane affondò il volto tra la spalla e il collo di lui, ridendo sommessamente, appagata.
Lui posò le sue labbra sui capelli della ragazza, con gesti lenti, e gli occhi chiusi.
- Io... Sono stata così bene. - ammise l'altra, con una vocetta talmente candida che le sembrò così stupida.
- E' stato bello. - mormorò lui, carezzandole il viso, piano.
- Molto più che bello... -
- Sì... -
- Te lo saresti mai immaginato... Così? -
Lui la guardò vagamente sorpreso, come se non si aspettasse assolutamente una domanda di quel tipo. - E' impossibile che succedano le cose così come si sono immaginate... - mormorò. - Ma sono contento che sia andata così, l'importante è quello che succede tra noi, più che nella nostra immaginazione. -
- Io penso che... - Gaia sollevò gli occhi al soffitto - Siamo tu ed io, nulla di vagamente assimilabile ad una semplice fantasia, solo noi, ed un modo di essere con te che mi toglie il fiato, che appaga senza saziare del tutto... Sono così curiosa... -
- Curiosa? - sussurrò lui, con un sorriso.
- Curiosa di tutto quello che ancora devo imparare... Scoprire... - soffiò la giovane, insinuando le dita tra le pieghe della coperta, cercando il contatto con il corpo dell'altro.
Un contatto che lui stesso sembrava apprezzare enormemente. - E' comunque bello scoprirsi, l'un l'altro. Col tempo, con i tempi necessari ad entrambi... -
- Allora fermami se ti sembro troppo frettolosa... - sorrise maliziosa lei, mentre le sue carezze si facevano meno esitanti e timide.
- Lo farò... se mai mi sembrerai troppo frettolosa... - rispose l'altro con un sorriso divertito e compiaciuto.
- Frettolosa... Del tipo che le mie coccole finiscono troppo presto? -
- Ci sono vari tipi di frettolosità, non è facile generalizzare. -
- Spiegati... - mugolò la ragazza, stiracchiandosi come una piccola gatta.
L'uomo si attardò a carezzarla, e per lunghi attimi rimase silenzioso. - Ci può essere la fretta di ottenere qualcosa, la fretta di arrivare al punto, la fretta di finire. Ma in ogni caso non è consigliabile... al momento però non so da quale fretta ti potresti far prendere... - mormorò lui, e sorrise, dolce. - Va detto che il tempo dedicato alle coccole sembra non essere mai abbastanza, ma non si può dire al momento che abbiamo interrotto frettolosamente... -
- No davvero... - sospirò lei, con espressione profondamente appagata - Rimarrei qui con te per sempre... O quasi. - aggiunse, passandogli le dita tra i capelli ed arruffandoglieli un poco.
- Anche io... - mormorò lui. E la sua aria grigia e vecchia sembrava essere in qualche modo sparita dal suo volto, dalle sue espressioni.
Gaia Luthien rise, sommessamente, con un ghignetto furfante e vittorioso ad incresparle le labbra, contagiando anche l'uomo. Ed entrambi si ritrovarono a ridere, semplicemente, appagati, e sereni.
- Fra poco dovremmo alzarci... - sospirò lui ad un certo punto.
- Oh, no, è tornato il vecchio Lupin noioso... - finse di essersi offesa l'altra, poi, prima di riprendere a ridere, era sparita sotto le coperte, stringendosi a lui in quel gomitolo intricato di corpi e stoffa.
- Spero che non ti dispiaccia, neanche il vecchio Lupin... - mormorò lui, stringendola a sé con tenerezza.
- Certo che no... Gli sono affezionata, però... - sghignazzò di nuovo la ragazza, scoprendolo un poco. E aveva una strana aria famelica e mordace sul volto emozionato.
- Almeno quello... - ghignò lui, con aria vagamente scherzosa, carezzandole la pelle in punta di dita.
- Amo perdutamente il tuo lato noioso e grigio anche solo per il fatto che posso prenderlo in giro quando voglio... - rincarò Gaia, strofinando le labbra contro un suo fianco, che le sembrava, o almeno così dava a vedere, particolarmente appetitoso.
Lui sorrise, per tutta risposta, passandosi le mani dietro la testa e sollevando lo sguardo al soffitto. - Non si può dire di no in eterno alle note di colore, in fondo... - sospirò, prima di lanciare un'occhiata in tralice alla ragazza.
Lei aprì la bocca, e si fermò poco prima di morderlo, fissandolo di rimando con gli occhi sbarrati, e l'aria di chi stava implorando la concessione di un permesso assai ambito.
Lupin la guardò sollevando le sopracciglia. - Gaia... - la richiamò, cantilenando quel nome con dolcezza
- Un morso... Soltanto... Piccolo piccolo... - lo pregò, sorniona.
- Piccolo. -
Gaia mugolò, compiaciuta, mordicchiandogli la pelle morbida dei fianchi, delicatamente, facendolo ridacchiare. Poté sentirlo carezzarle delicatamente la testa.
- Ti è andata bene, sai? - sogghignò l'altra, dandogli qualche altro bacio, un po' rude.
- Ah sì? E cosa avrei rischiato? -
- Morsi... altrove... -
- Non credo di essere buono da mordere... - mormorò lui, con un ghigno.
- Questo è da verificare... E non è neppure vero che sei troppo magro per essere mordicchiabile... - continuò lei con aria terribilmente maliziosa.
- Dovrò trovare un modo per difendermi, temo... - ridacchiò l'altro.
- Hai denti anche tu, mi pare... -
Lupin sembrò incupirsi in maniera percettibile. - Preferirei evitare di... mordere... - mormorò.
- E se te lo chiedessi io? -
- No. Dimentichi quello che sono, e quello che rischieresti. -
La giovane abbassò lo sguardo, tornando a posare le labbra sulla pelle dell'altro, in una carezza lieve, facendogli quasi trattenere il respiro. - Grazie... -
Gaia sospirò, tornando a guardarlo, con uno strano sguardo accondiscendente.
Lui le diede di nuovo una carezza. - Gaia... - mormorò poi, cercando di puntellarsi sui gomiti. - Credo che dovremo alzarci... -
Lei dissentì con la testa, tornando a rotolarsi in mezzo alle lenzuola.
Ma un grosso orologio a pendolo non lasciava dubbi sull'ora. - Faremo tardi... - proseguì l'uomo, visibilmente combattuto.
La ragazza borbottò qualcosa di incomprensibile ma poi sgusciò dalle coperte, zampettando per la stanza, vestita solamente della sua pelle, imitata, con un po' più lentezza, dall'uomo, che si alzò, iniziando a raccogliere i suoi vestiti.
- Cerchi questi per caso? - scherzò lei, sventolando i pantaloni di Lupin, prima di balzare di nuovo sul letto.
- Sì... - sorrise lui, vestito solo con boxer e camicia.
Gaia glieli porse, osservandolo sfacciatamente mentre lui si rivestiva, senza nascondersi. Ma del suo contegno si notava che tutto faceva, fuorché mettersi in mostra. Riservato, anche nei banali gesti necessari per rivestirsi.
Lei intanto era tornata a rotolarsi tra le lenzuola, sprofondando tra i cuscini, del tutto incurante del fatto che fosse davvero tardi...
L'uomo si soffermò a guardarla. Lui ormai vestito di tutto punto, e lei... decisamente no. Distolse lo sguardo solo per fissarlo sull'orologio il tempo necessario per controllare l'ora, sospirò e si avvicinò a lei.
La giovane si lasciò andare sul fianco sinistro, con aria languida, quasi volesse farsi ammirare.
- Sei bella, ma adesso vestiti. - mormorò lui, con il tono pacato e pacifico con cui avrebbe potuto suggerire di fare una cosa piuttosto che un altra.
- Remus... - la ragazza si picchiettò sulle labbra con l'indice destro.
- Dimmi. -
La giovane arricciò le labbra, in un'implicita richiesta di un bacio, a cui lui rispose subito. - A patto che poi ti sbrighi... -
- A patto che dormi con me stanotte. - rincarò lei, mordendogli piano il mento.
- Potrei aver questo desiderio anche senza promesse fatte solo per farti arrivare puntuale. - mormorò lui, sfiorandole le labbra con le sue.
- Ti adoro... - esclamò infine la giovane strega, schioccandogli l'ultimo bacio, prima di scendere definitivamente dal letto, per cercare i suoi vestiti.
Remus abbozzò un sorriso, e si voltò a guardarla, seguendone i movimenti.
Nel frattempo Gaia aveva radunato i pezzi del suo abito e si stava riallacciando il corsetto, molto lentamente.
- Gaia... -
- Mi sto vestendo. - sillabò l'altra.
- Va bene. - rispose l'altro, sollevando appena le mani in un gesto di resa, e con un ghigno vagamente divertito appena comparso sul suo volto.
La ragazza gli sfilò accanto, con grande frusciare delle vesti, mentre chiudeva gli ultimi bottoni della giacchetta scura.
Remus agitò piano la bacchetta. - Non c'è nessuno nel corridoio... possiamo andare... -
Gaia roteò vistosamente gli occhi, arrossendo fino alla punta delle orecchie.
- Ma se vuoi rendere pubblica la cosa in maniera plateale, potremmo aspettare che passi Sirius... - sussurrò l'altro, aprendo la porta.
- Dipende da quanto tu voglia rendere pubblico... - sogghignò la giovane strega, compiaciuta.
- Lo vorrei, ma con calma, e preferirei evitare il modo plateale... se possibile. - mormorò lui, cedendole il passo.
Lei scosse la testa, atteggiando un'aria delusa, ma solo per finta.
- Peccato... Con Sirius avevamo già preparato gli striscioni da stadio... -
- Oh, Sirius probabilmente farebbe anche di peggio... di uno striscione da stadio... - commentò l'altro, richiudendosi la porta alle spalle. Ma aveva le labbra increspate in un sorriso, e il tono della voce era vagamente divertito.
- Del tipo? - chiese Gaia, curiosa. Ed i suoi occhi azzurri luccicavano nella penombra del corridoio.
- Non saprei di preciso... ma conoscendolo non ci penserebbe due volte a fare la festa più grande probabilmente della nostra esistenza... -
- Sarebbe da lui... - sorrise di rimando lei, e la sua mente già correva ad immagini comiche, sposalizi deliranti e testimoni di nozze dalla forma di grossi segugi pelosi, con tanto di farfallino in tinta, che si commuovevano a metà cerimonia.
- Già... - sorrise l'altro, avviandosi verso le scale.
- Pensi a quello che sto pensando io? - rise la ragazza.
- Non saprei, a te cosa è venuto in mente? -
- Cerimonie... Folli... -
- Qualcosa del genere... -
- Se non lo vuoi tu, lo prendo io il testimone di nozze cane. - ridacchiò Gaia, iniziando a scendere le scale a saltelli agili.
- Sarebbe un'idea carina, ma non oso immaginare lo stratagemma che utilizzerebbe per firmare i documenti... - rise l'altro, di rimando, seguendola con più calma per le scale.
- Un'impronta inchiostrata della zampa anteriore destra, forse? -
- Sarebbe troppo normale, temo... -
- Ho capito... Una lappata bavosa di lingua... -
- E' più probabile, sì... - convenne l'uomo.
- Inizio a desiderare sul serio di assistere ad una scena del genere... -
Remus la guardò, silenzioso.
Gaia assunse un'espressione interrogativa - Che cosa ho detto di male? - chiese.
- Perché questo dubbio? - chiese l'altro, visibilmente sorpreso.
- Non so... Magari mi sarei aspettata un po' più d'entusiasmo... - fece spallucce lei.
- Credo che mi abbia frenato l'espressione del celebrante al vedere un cane riempirgli di bava i documenti... - rispose l'altro, con un ghignò divertito.
- Chi osa parlare di cani che sbavano senza di me? - latrò la voce roca di Sirius Black da in fondo alla rampa di scale.
- Sirius... - mormorò Lupin, continuando a scendere. - Chi altri se non me e Gaia? -
- Ed il celebrante cosa celebrerebbe? - continuò l'altro, piegando le sopracciglia con una strana espressione indagatrice.
Gaia Luthien alzò le spalle, ridendo, ed era di nuovo arrossita.
Remus guardò entrambi, e rispose solo quando fu accanto al suo migliore amico. - Nulla di cui ciascuno dei tre presenti ha avuto modo di discutere, almeno fin ora. -
- Un funerale? -
Remus guardò Sirius in volto con un mezzo sorriso. - Ti vedo ottimista oggi, che è successo? -
Black si scrollò le spalle - Nulla. Il solito... Mortorio. -
- In tema col funerale, allora... entriamo in cucina? - Remus cercò poi lo sguardo della ragazza, e le offrì la mano, silenziosamente.
Gaia la strinse prontamente tra le sue, sorridendo radiosamente, emozionata fino alla punta dei suoi rossissimi capelli.
Nel frattempo Sirius aveva osservato quella scena con palese scetticismo, appena velato da una bizzarra sorpresa che gli increspava le labbra in un ghigno perplesso.
- Cosa? Tutto qui? - azzardò.
L'altro uomo gli lanciò una breve occhiata. - Scusa, ma per altro... preferirei parlarne prima con lei... senza offesa... - e detto questo guidò la ragazza in cucina.
- Se mi neghi la prima fila come testimone, sappilo, sarà l'ultima cosa che farai, Remus John Lupin. - lo minacciò Black, puntandogli contro il dito indice destro, con fare imperioso.
- Lo terrò bene a mente allora... -
Sirius socchiuse le palpebre, prima di scomparire nell'ombra di una saletta laterale, senza aggiungere una sola parola.
Remus si voltò verso la ragazza, guardandola intensamente negli occhi.
- Cos'è che devi parlarne con me? - chiese Gaia, con un sorrisone ammiccante.
- Prima di parlare di testimoni... -
Lei annuì, come ad invitarlo a continuare.
- ... ma soprattutto non volevo parlarne davanti a Sirius dato che... ecco... non abbiamo mai affrontato l'argomento... - proseguì l'altro, iniziando a farsi un po' più teso, o forse solo emozionato.
La giovane strega si limitò a sorridere di più, stringendo più forte le dita attorno alle mani di Remus.
- So che forse è un po' presto per parlarne, e capirei se mi dicessi di no... probabilmente me lo direi io stesso di no. E non ti chiedo una risposta, non subito almeno, però ecco... io... - l'uomo trattenne il fiato, come se la cosa lo aiutasse a trovare coraggio. - mi piacerebbe un giorno... se tutto va bene, e vediamo che è fattibile, e non è troppo pericoloso per te... -
- Però... credo che sarebbe bello se ci... sposassimo un giorno, no? - concluse. - Insomma, dopo oggi mi sembra che... -
- Anche domani. - rincarò Gaia, raggiante, allungandosi sulle punte dei piedi, per dargli un piccolo bacio.
E lui sembrava non aspettarsi una risposta del genere. - Domani? Quindi non ti dispiacerebbe? - e senza darle il tempo di rispondere la strinse a sé, in un abbraccio.
- Perché dovrebbe dispiacermi? -
Ma lui non rispose, e sembrò quasi cullarla, e posò una guancia contro la testa della giovane.
- Certo che... Ti serve del tempo per deciderti ma... Quando hai preso una decisione... - farfugliò la ragazza, euforica e piacevolmente frastornata da quello che le stava accadendo.
- Mi è servito del tempo perché avevo paura... - rispose lui, posando le labbra sui capelli della giovane donna. - ...di me. Ma sai già cosa mi tratteneva... mi sembra inutile riparlarne, no? - aggiunse, allontanandosi quel tanto che le consentisse di guardarla in volto.
- Lo voglio. Lo voglio. Lo voglio. - ripeté l'altra, quasi commossa.
La porta della cucina scricchiolò, quando venne aperta, ed una figura con capelli e manto nero si palesò, sull'ingresso. - Signorina Lith'Myathar, Remus... - scandì la voce bassa dell'uomo, ed untuosa quanto untuosi erano i suoi capelli.
Gaia si voltò ad osservarlo, le sopracciglia sollevate in modo quasi innaturale. Ma non allentò la stretta delle sue mani sulle spalle di Lupin, tutt'altro.
- Sono appena stato informato che la signorina Lith'Myathar deve effettuare un colloquio sotto il mio giudizio. - disse,con un tono spiccio, superandoli. - Siediti. - aggiunse, sedendosi a sua volta su una sedia.
- Vai, io sarò di sopra. - mormorò Remus, allentando la stretta di malavoglia, ma con fermezza.
E lei gli rivolse un sorriso così radioso ed emozionato che neppure si rese conto di essersi appena seduta, per non parlare di quello che le aveva appena detto Piton.
Remus le sorrise, di rimando, e dopo un ultima occhiata all'altro uomo, uscì dalla stanza, richiudendosi la porta alle spalle.
- Ah... Professor Piton... Avete per caso parlato con il Primo Ministro? - domandò lei, come cadendo dalle nuvole. Nuvole particolarmente simili a zucchero filato.
- Farai meglio a darmi del lei... l'usanza del voi è un po' troppo... frainteso al Ministero. Solo maghi che rinnegano il nuovo sistema si ostinano ad usarlo. - commentò l'uomo seduto poco distante da lei. - Allo stesso modo con cui io ti darò del lei, quando saremo ad Hogwarts, se avrai la grazia di dimostrarti... almeno sufficiente, per oggi. -
- Sì, certo. - disse la giovane irlandese, con l'aria di chi non aveva capito mezzo discorso. Anche perché la sua mente era decisamente altrove, di nuovo.
L'uomo sbatté un piccolo libro di cuoio sul tavolo, facendo un discreto rumore. - Allora avrai la grazia di ripetere quello che ti ho detto, che non riguardava ne lupi de matrimoni. - scandì piano l'altro, guardandola dritto negli occhi.
Gaia Luthien deglutì, sgranando gli occhi.
- Non ho tempo da perdere con una ragazzina distratta, posso benissimo farne a meno. - proseguì l'altro. - Tienilo bene a mente, signorina Lith'Myathar. Adesso. Se vuoi avere la grazia di stare attenta... - aprì il librettino, ed una calligrafia spigolosa, stretta e decisamente priva di fronzoli era correttamente visibile sulle pagine di carta pergamena bianche che componevano il libretto.
- Sissignore. - affermò lei, sbattendo le palpebre. E nel frattempo immaginava mille e più modi attraverso cui avrebbe potuto procurare la morte, dopo indicibili sofferenze, al Professor Piton, con l'aiuto ovviamente di Sirius Black.
L'uomo nel frattempo era tornato a guardarla negli occhi. - Molto divertente. - sillabò. - Anche carente in Oclumanzia. - agitò piano la bacchetta, e una piuma di corvo e un calamaio fecero la loro comparsa sulla tavola di legno che li divideva.
L'altra arricciò appena le labbra, chiedendosi che faccia avrebbe fatto lui se lei avesse davvero dato prova delle sue capacità in tal senso. E quell'ultimo pensiero lui infatti non avrebbe mai potuto intuirlo, né immaginarlo.
- Purtroppo ricordo alla perfezione il tuo rendimento a pozioni, basterà per il momento che ripassi a fondo i libri di scuola. Avrai altro materiale successivamente. Nel frattempo vorrei che tu rispondessi ad alcune domande. - Le porse alcuni fogli, dall'aria ufficiale, che aveva tenuto ripiegati tra le pagine del libro. - Sono gli argomenti approvati dal Ministero, dovrai rispondere a tutto, adesso. -
La giovane strega annuì, afferrando prontamente la piuma: era una sorta di test interdisciplinare, alcune a risposta multipla, altre a risposta aperta, che spaziavano in moltissimi argomenti, come ad un esame ufficiale di scuola.
L'uomo si limitò a sfogliare il suo libretto, indolente ed indifferente.
Così Gaia si ritrovò improvvisamente a ringraziare le ore passate china sui libri nelle ultime settimane, su consiglio di Remus, e supervisionata dal medesimo. E non c'erano dubbi sul fatto che le doti di Lupin come insegnante erano state davvero determinanti per farle venire la voglia di impegnarsi anche quando avrebbe voluto fare tutt'altro...
L'uomo accanto a lei fece scattare il coperchio di un orologio da taschino. - Avrai ancora un'altra ora di tempo... - mormorò.
E l'altra annuì, ma ben presto si ritrovò ad aver terminato tutte le domande ed iniziò a rileggere le sue risposte, controllandole una ad una, per sicurezza.
Ad un certo punto l'uomo richiuse il suo libro di scatto, e si mise a guardarla, con un vago disinteresse.
Gaia stava impilando accanto a sé i fogli controllati, e sembrava aver quasi terminato di rivedere alcuni passaggi, aggiungendo alcune righe alle domande a risposta aperta.
- Ho quasi fatto... - aggiunse infine, scribacchiando velocemente, come se volesse finire quell'incombenza il prima possibile.
- Passami i fogli che hai già completato. - la invitò l'altro, quasi con indolenza.
Gaia obbedì, aggiungendo anche l'ultimo foglio.
Piton tirò a se i fogli, la boccetta e la piuma. - Li correggo subito, tu vai, purché resti in questa casa. - disse, senza neanche guardarla in volto.
La ragazza annuì.
Un attimo dopo, veloce come un lampo impaziente di andarsene, era sparita dalla cucina, lasciando l'uomo da solo, curvo sui fogli, a leggere.

Scritto da: Anna (Remus, Severus) e Galuth (Gaia Luthien, Sirius)

domenica, 21 giugno 2009
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Capitolo 32 - Un Angolo Defilato Di Mondo

Vi era una stanza, al primo piano della palazzina inizio secolo in restauro a Notturn Alley, che più di ogni altra portava in sé segni e ricordi di quanto vi era di più caro della sua casa d'origine, al proprietario: una piccola, defilata, intima, libreria. Uno studio che sembrava esser stato arredato appositamente a quello scopo: creare un luogo personalissimo e tranquillo, lontano da tutto e da tutti, come sospeso placidamente tra epoche passate.
Un'ampia finestra faceva angolo tra due pareti, illuminando con toni opachi, morbidi, lo spazio circostante, retta da una cornice leggera e delicata, in stile con il resto, che si ripeteva lungo i muri, rivestiti di legno intarsiato, diventandone un tutt'uno quasi indistinto. Dirimpetto invece si trovava un divanetto altrettanto simmetrico, modellato sull'angolo, sovrastato da una vetrinetta di gusto squisito, dall'aria talmente leggera che non sembrava davvero contenere la mole di serviti da tè, tisane, bicchieri, bottiglie di liquori e quant'altro, che invece mostrava al suo interno, se capitava di avvicinarsi ad essa.
Le pareti d'altro canto erano spoglie da quadri o fotografie, che invece affollavano la zona del divano, ed erano ricoperte da ogni tipo di scaffalatura, che rientrava su se stessa, in direzione orizzontale, e pure per verticale, innalzandosi fino al soffitto, decorato anch'esso ad intarsio su figure geometriche, per non pochi metri, in modo a dir poco miracoloso.
Ed era proprio alla base di una di queste che si trovava il padrone di casa, intento ad ordinare i volumi che si era portato con sé in città, perso nella lettura di un libriccino particolarmente interessante, che lo aveva distolto al momento dalla sua opera: la luce del pomeriggio gli carezzava dolcemente i lineamenti del volto, insinuandosi tra le pieghe dei suoi lunghi capelli corvini, lasciati insolitamente sciolti sulle spalle, donandogli un'aria molto più tenera ed appagata del suo solito, quando sembrò voltarsi verso la porta, come se avesse intuito l'arrivo di qualcuno.
- Maynard... - lo chiamò la voce di Anna, fuori dalla porta.
L'uomo abbassò la mano che reggeva il libretto, e le sue labbra s'incresparono lentamente in un sorriso.
La maniglia della porta, un ricciolo d'ottone che sembrava esser stato strappato dalla sua folta chioma, si piegò da sé, schiudendola verso l'interno dello studio.
Sulla soglia comparve la figura della giovane donna, fasciata con l'abito da strega in stile impero, bordeaux, con cui aveva fatto il colloquio al Ministero, ma si era tolta lo spolverino ed il cappellino, che teneva ancora ripiegati su un braccio. Aveva i capelli raccolti in una crocchia alta, decorata da alcune treccioline più fini, dei suoi stessi capelli, ed alcune ciocche, sfuggite all'intreccio, le erano scivolate attorno al viso, arricciolate. Sorrise, entrando nella stanza.
Lui sollevò le sopracciglia, sorpreso.
- Ti hanno trattenuta poco. - commentò, riponendo il libro su uno scaffale - Ho fatto appena in tempo ad ordinare alcune file più in basso. -
- Pare che il Sottosegretario Anziano del Ministro avesse una riunione particolarmente urgente... - rispose lei, che con un breve cenno della mano fece svanire i panni che aveva in mano, probabilmente per farli riapparire in perfetto ordine nella sua stanza.
- Immagino... - commentò sarcasticamente Maynard, con un brillio maligno nelle iridi verdi.
- Lei è un vero concentrato di zuccherosa stucchevolezza. - sospirò la ragazza. - Ma cerca un assistente fidato per un compito assegnatole dal Ministro, durante il prossimo anno scolastico. -
- Un compito? - ripeté l'altro, curioso, richiamando a sé, da una pila di volumi impilati perfettamente in ordine su un alto sgabello decorato, un libro particolarmente antico, almeno nell'aspetto.
- Il Primo Ministro vuole inviarla ad Hogwarts a controllare tutto quello che vi accade. E lei ha bisogno di qualcuno che la aiuti a farlo... -
Il mago assunse un'espressione particolarmente pensosa.
- E' davvero significativo che te ne abbia informata. Girano voci assai interessanti sul ruolo che potrebbe avere quella donna di qui a pochi mesi... - rifletté, arricciando le labbra.
- Voci? Di che tipo... - mormorò l'altra, socchiudendo gli occhi, seria.
- Del tipo che potrebbe aggiudicarsi la cattedra vacante di professore di Difesa Contro Le Arti Oscure. - affermò Maynard, con un'espressione eloquente. Non era preoccupato, no, ma neppure sollevato, quasi che la faccenda lo disturbasse.
- Pensi che la cosa potrebbe creare problemi? -
- A noi? Non penso proprio... - ghignò lui - Tuttavia l'idea che quella donna insegni mi disgusta eccome. - aggiunse, sistemando il libro che teneva tra le dita in uno scaffale lì vicino.
- L'idea stessa di quella donna disgusta. Ma se può essere utile per ottenere quello di cui ho bisogno... - commentò lei, guardandosi pigramente attorno. - Ha detto che sarebbe molto lieta se fossi io la sua assistente, e ha ripetuto anche un sacco di altre cose leziose. -
- Non hai idea di quanto io detesti tutto questo... Per quanto sia necessario. - ammise l'altro, mentre richiamava a sé l'ennesimo volumetto, quest'ultimo con una copertina lustra, di pelle lucidissima.
- E' necessario. - gli fece eco lei, in un sospiro leggero.
- Lo so. - rincarò lui, rivolgendole un'occhiata incredibilmente dolce, comprensiva, quasi struggente, in cui si poteva leggere chiaramente la consapevolezza che non avrebbe potuto far nulla per aiutarla, per tenerla più stretta a sé.
Lei gli si avvicinò e gli scansò una ciocca di capelli dal volto, in una sorta di abbozzo di carezza. - Non sarà per sempre. Quel posto è maledetto da anni. Non reggerà più di un anno... mi stupirei anche se ci fossero altri candidati come insegnante o come assistente, per quella materia. -
Maynard piegò la testa di lato, quasi volesse sondarle l'anima e comprendere, risolverle, tutti insieme i suoi pensieri.
Lei fissò lo sguardo in quello dell'uomo, lasciando che lui potesse vedere quanto con le parole non era in grado di esprimere. Il disgusto per quella donna, e per quello che avrebbe dovuto fare pur di portare avanti il suo compito. L'insofferenza per ogni cosa che le avrebbe impedito di stare accanto a lui. La determinazione che aveva di portare avanti quel progetto.
Lo lasciò libero di vedere in lei, perché anche questo, per lei, era “amore”.
Il mago abbozzò un sorriso un po' tirato, sfiorandole una guancia in punta di dita, che scivolarono lentamente a scioglierle i capelli, in un gesto che sapeva di quotidianità e quiete.
- Parlami... - le sussurrò - I libri possono aspettare. -
Lei socchiuse appena gli occhi, e posò le mani sul petto dell'uomo. - Fa un effetto strano il pensiero che dovrò avere un altro Maestro... - sussurrò, dopo lunghi istanti di silenzio. - E che non potrò avere te accanto tutti i giorni... -
- Rimarrò sempre il tuo Maestro, Anna, qualunque cosa pretenda da noi l'Oscuro. Lasciamogli credere e pensare quello che vuole... Nel frattempo. - cercò di rassicurarla lui, carezzandole piano la testa.
- Sì, lo credo anche io... - rispose l'altra, in un sussurro, annuendo piano. - E' bello, però, sentirtelo dire... - aggiunse, con un sorriso abbozzato.
- Te lo ripeterò ogni qual volta che ne avrai di bisogno. -
Lei posò una guancia contro il petto dell'uomo, ne ascoltò il cuore pulsare, ed il respiro.
- E poi... Cos'altro è successo? - le chiese, quasi preoccupato, e non aveva intenzione di sondare nuovamente la mente della sua giovane allieva, voleva solo che si aprisse a lui, spontaneamente.
- Si è divertita a mettermi alla prova. Non è stupida, non è Caramell. E credo di non aver conosciuto una donna così perfida, prima di oggi. - sospirò, prima di riprendere, con lentezza. - Non le interessava sapere quello che davvero sapevo fare, ma quanto sarei stata disposta a vendermi per il ministero, credo. -
- E tu glielo hai fatto credere, scommetto... - mormorò Maynard, con la voce venata d'orgoglio.
- Sì... è arrivata quasi ad adularmi, per la mia moderazione e compostezza. E a dichiarare che al momento sono la migliore tra le candidate... -
- Dovrei sentirmi quasi lusingato... Forse. -
- Per come ho imparato a fingere, spero... - mormorò lei, sbirciandolo con gli occhi socchiusi, senza sollevare il viso né dare cenno di volersi allontanare da quella posizione.
- Per cos'altro dovrei esserlo? - sorrise il mago e, con un gesto rapido, si era lasciato andare sul divanetto ad angolo, trascinandola sulle ginocchia.
Anche lei sorrise. - Tante cose, che non riguardano il Ministero... -
- Del tipo? Avanti... Sai che mi piace essere disgustosamente in grado di pavoneggiarmi con me stesso per i tuoi successi... -
La ragazza mosse pigramente le dita di una mano, e una piccola sfera di fiocchi di neve prese a vorticare a mezz'aria, con sibilo leggero. - Nulla che non sai già... - sospirò, guardando l'incantesimo un po' in tralice, con la testa abbandonata contro la spalla di Maynard. - Ma almeno abbiamo la conferma che sto imparando a mentire e a guidare io i miei sentimenti, quando ne ho bisogno... -
Lui annuì, sorridendo, eppure aveva un'aria incredibilmente triste sul volto.
Lei fece svanire la sfera in alcune tenui scintille, e alzò appena la testa, per guardarlo in volto. - Maynard... - soffiò.
- Spero che la libreria ti piacerà, una volta finita... Di questo passo sarà pronta per l'anno prossimo. - tentò di distrarsi.
Anna gli carezzò piano il volto, scansando delicatamente alcune ciocche di capelli. - Posso aiutarti, se vuoi. -
- Avremo tempo anche per questo... Ora sono un po' stanco. - fece l'altro, in un sospiro lento, socchiudendo un poco le palpebre.
- Come ti senti? - mormorò lei, senza smettere di carezzargli la pelle del viso, massaggiandola piano.
- Nervoso. In attesa. Incredibilmente incapace di pazientare. -
- E'... per il fatto che dovrò stare via del tempo? -
Maynard annuì, mordendosi la bocca.
- Questa volta però potrai muoverti liberamente, potremmo trovare un modo di incontrarci, ogni volta che ne avremo bisogno... - mormorò lei, abbracciandolo.
- Lo so. Lo so. - annuì l'altro - Ma è bello sentire che mi rispondi come ti risponderei io. Sono piccole, significative, certezze, che danno speranza. -
La stretta attorno al suo torace si fece un po' più intensa. - Questa volta sarà diversa da questo Luglio. - mormorò dopo lunghi attimi di silenzio.
- Lo so, Anna, lo so. Ce lo siamo già ripetuto. E' solo che... Muoio dalla voglia che sia l'estate prossima, con queste premesse. - ammise amaramente l'uomo.
- Anche io... - sospirò lei - ma ho l'impressione che con le cose che avremo da fare... passerà un anno senza darci neanche il tempo di rendersene conto. -
- Avremmo giusto il tempo di organizzare tutto... Sarà tutto perfetto. A partire da questa stanza. - volle rassicurarla di nuovo, sollevandosi un poco per sedersi in modo più composto tra i cuscini del divano.
Lei gli si accoccolò di nuovo accanto. - Lo sarà... - disse, sorridendo, con un moto d'orgoglio appena accennato nella voce.
- In un certo senso lo è anche ora, lo è stato in questi ultimi anni, insieme a te. E' per questo che ho così paura di perderti, perché perderei tutto quello che c'è stato di... Buono. Diverso. Senza di te tornerei come prima, peggio di prima, corroso dal rimorso, dal rancore, dalla rabbia repressa... -
- Non mi perderai... - sussurrò allora lei, alzando gli occhi per incrociare il suo sguardo. - So difendermi, grazie a te... e finché tutto resterà così sottaciuto il massimo che entrambi possiamo rischiare è di litigare con qualcuno di quelli dell'Ordine. -
Maynard sbatté le palpebre, come ad invitarla a continuare a parlare, come se non potesse farne a meno, e lei proseguì a parlare, con convinzione ed energia. - E se mai verrà il momento in cui saremo costretti a giocare a carte scoperte... sapremo cavarcela anche allora. E ci saremo sempre, l'uno per l'altra, qualsiasi cosa accada. - Si soffermò qualche istante, prima di riprendere a parlare. - Ho rischiato una volta di perderti, e vorrei che resti anche l'ultima. -
- Lo sarà. Voglio che sia così. E' diverso, è più forte di tutto ciò che possa legarmi alla mia famiglia... Ora. -
La ragazza annuì, lentamente. - Sì, più forte di qualsiasi altra cosa. E' come linfa vitale... -
- E quella leziosa donnicciola perfida in rosa ce la rigireremo come ci pare e piace, puoi giurarlo. Sapremo ogni cosa prima degli altri, prima addirittura di Lucius, di Piton... L'Oscuro dovrà rivedere le sue posizioni, e al più presto. - affermò quasi con durezza il mago, e le sue iridi chiare brillarono, ambiziose.
- Anche se dubito che rivedrà la sua posizione su di me... per quanto probabilmente possa avere bisogno di gente, sono pur sempre mezzosangue. - mormorò l'altra.
- Ma quando sarai mia sposa... Non potrà tenermi lontano da te così a lungo, o dovrà pretenderlo anche dagli altri, e non credo che i Malfoy siano disposti a cedere su questo punto: non sono i Lestrange, tanto per intenderci. -
La giovane donna lo guardò riconoscente, ed annuì.
Maynard accennò un sorriso, questa volta genuino, non forzato, soffermandosi ad osservare Anna, e sarebbe rimasto concentrato solo su di lei, i suoi lineamenti, il suo sospiro, se un picchiettare sordo contro i vetri delle due ampie finestre non avesse distolto entrambi da quel momento di tenerezza.
- Una civetta... - mormorò lei in un soffio, e con un breve gesto della bacchetta aprì la finestra per farla entrare.
Il volatile planò docilmente verso i due, zampettando in cerchio sul tavolino, con estrema disinvoltura, mentre dai vetri aperti iniziava a spirare una brezza fresca e piacevole, che irrorò ben presto tutta la libreria.
Anna si alzò, e liberò la bestiola da una pergamena dall'aria ufficiale che gli era stata legata alla zampa. Si era fatta seria, di colpo, e silenziosa.
- Aprila... - sussurrò cupo il mago, e lei, dopo qualche istante di esitazione, ruppe il sigillo del ministero, ed aprì la busta.
- E' Caramell? - domandò lui, scattando in piedi, mentre lo sguardo ragazza scorreva rapidamente la calligrafia piena di riccioli e svolazzi. - Sì... è la risposta al colloquio di oggi. - mormorò, con un filo di voce.
- Leggila... - quasi la implorò.
- Va bene... “Cara Signorina McFarlane.” - rispose lei, iniziando a leggerla, senza che il tono della sua voce aumentasse. - “Sono lieto di informarla che la sua richiesta di assunzione per il ruolo di assistente presso la scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts è stata formalmente accettata. La materia di insegnamento a cui lei è stata assegnata è Difesa Contro le Arti Oscure, pertanto l'insegnate a cui lei dovrà fare riferimento, dall'inizio di questo anno scolastico, è la Professoressa Dolores Jane Humbridge. Certo che la sua collaborazione con il Ministero sarà fruttuosa per entrambe le parti, oltre che per i nostri amati giovani per cui lo studio e la conoscenza sono privilegi da amministrare con giustizia e saggezza, la invito a presentarsi presso la scuola stessa il giorno 31 di Agosto, per introdurla al corpo docenti ed al Preside, e farla insediare nei suoi nuovi alloggi. In fede...” eccetera... -
A lettura conclusa, sollevò lo sguardo sul mago, e non si poté definire con esattezza se fosse stata triste, o felice.
Maynard la osservò a lungo, senza dire una parola.
- Complimenti. - aggiunse, infine, eppure ne era così orgoglioso, a dispetto della voce un po' atona, controllata.
- Grazie... - rispose lei, abbozzando appena un sorriso. Con un'ultima occhiata a quel foglio, lo ripiegò e lo ripose nella busta. - Sono stati molto rapidi... -
Lui tornò a sorridere, seppur velatamente, osservandola attento - Devi averli colpiti. - constatò.
- Così sembra... -
- Difesa Contro Le Arti Oscure... - sogghignò l'altro, quasi con aria di scherno. E non a torto.
- Sì, sembra quasi un controsenso. - e il sorriso sul volto dell'altra si allargò, appena.
- Io lo trovo molto divertente. Vorrò essere aggiornato su ogni tipo di panzane insegnano quegli incapaci del Ministero ad Hogwarts... -
- Credo che sarà raccapricciante in maniera squisita e leziosa... -
- Detesto ammetterlo ma... Adoro spettegolare. Con la dovuta misura. - ghignò divertito e perfido l'altro mago.
- Credo proprio che da questo settembre non mancherà materiale su cui spettegolare... vista la compagnia. -
- Solo quella donna sarebbe una fonte inesauribile da sola... -
- Oltre che una fonte di zucchero... - sospirò l'altra. - Oggi ha cercato di rimpinzarmi di tè e pasticcini. - aggiunse, vagamente nauseata.
Maynard rise, sommessamente.
- Spero che ti lasci molta libertà di azione... Altrimenti troveremo il modo di comunicare per vie parallele... -
- Non sarà un problema, in entrambi i casi... -
- Sappiamo adattarci bene. Entrambi. E l'ingegno non ci manca. - rincarò lui, orgoglioso.
- Direi di no... - rispose lei, con un ghigno divertito e carico di soddisfazione ed orgoglio.
Maynard si ritrovò ad annuire, quasi inconsapevolmente, mentre la sua mente lavorava ad un'idea che da subito gli sembrò geniale.
- Ti va di farci fare un ritratto? - le domandò, con un sorriso ampio e compiaciuto - Anzi, due. -
Lei lo guardò sorpresa. - Sì... - sussurrò, annuendo.
- Non troppo vistosi, due quadretti che possiamo portarci dietro in viaggio, anche dentro una borsa... Due acquerelli apparentemente innocui, ma assai utili. -
- I ritratti possono passare da un quadro all'altro... purché sia suo... ti riferisci a questo? - chiese lei, con un breve luccichio negli occhi.
- L'idea è partita da lì... Io però vorrei spingermi oltre, e conosco la persona adatta allo scopo. - rispose il mago, alzandosi in piedi, quasi impaziente di cimentarsi nell'impresa.
- E chi sarebbe? -
- Evan, naturalmente... -
Anna era visibilmente interessata alla cosa. - E cosa vorresti ottenere... di più? -
- Per comunicare con una persona attraverso un quadro magico devi usarlo come intermediario... Io vorrei poter parlare direttamente, come se l'immagine fosse la persona stessa, e so che Evan ha fatto esperimenti a riguardo nel tempo libero, moltissimo in realtà, che ha avuto in questi anni... -
- Bello... - approvò lei.
- Ed il ritratto del proprio fidanzato non sarà mai visto con sospetto... Troverà Evan il modo di renderlo sicuro al massimo, in modo che solo noi potremo accedervi. -
La ragazza sembrò soppesare l'idea, prima di commentare - Sì, mi sembra una buona idea. -
Maynard si mosse verso un piccolo scrittoio dirimpetto - Ottimo. Lo saprà subito e, sicuramente, ne sarà entusiasta. Diventerà pazzo, probabilmente... - le sorrise, con moderazione.
- Potremmo invitarlo qui, stasera, e parlarne direttamente a voce... - suggerì lei.
- Vuoi scrivergli tu? -
- Se vuoi... -
Lui tornò ad avvicinarsi, porgendole una pergamena nuova di zecca - Gli farebbe molto piacere. - mormorò, dandole un piccolo bacio sulla fronte.
- Va bene. - sorrise lei, guardandolo con un moto di dolcezza nello sguardo. - Gli scrivo subito. - aggiunse, in tono più pratico, prendendo la pergamena dalle mani dell'uomo, e senza attendere oltre si avviò ad un piccolo scrittoio, dove erano elegantemente posati boccetta, calamaio e piuma.
Il mago la guardò teneramente per l'ennesima volta, prima di abbandonare la libreria, lasciandola sola in quel piccolo angolo di mondo perfetto che stava costruendo solo per lei.
Lei si era seduta. Guardò il foglio qualche istante, la piuma sollevata, stretta tra le dita, come se stesse ricapitolando mentalmente le parole da scrivere. Quindi intinse la punta nell'inchiostro nero, e l'unico suono che rimase nella stanza fu lo scricchiolio della piuma sulla pergamena.

Scritto da: Anna (Anna) e Galuth (Maynard)

domenica, 21 giugno 2009
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Capitolo 31 - Il Calore e L'Ignoto

Gaia Luthien lo guardò, intensamente, con aria compiaciuta e serena: perché non chiedeva altro che vederlo sollevato e calmo per una volta, lontano da ogni tipo di preoccupazione, preso solo da lei, e dal loro rapporto.
Era in quei momenti che lui sembrava dimostrare la sua vera età, e l'aria grigia e spenta svaniva dal suo volto.
- Stiamo divagando e tu non dici nulla... - sembrò canzonarlo lei, sollevandosi per strofinargli la punta del naso con il suo.
- Non è proprio divagare. Perché il tuo modo di reagire alle cose ha a che vedere con il discorso di prima. E adesso che mi ricordo, promettimi di mantenere i tuoi buoni propositi anche quando non sono presente. Non potrò esserti accanto ogni minuto, se entrambe verrete assunte nello stesso posto, non credi? -
La giovane strega sembrò afflosciarsi su se stessa di colpo, tornando a fissare la trama ricamata sul tavolo.
- Gaia? - chiese lui, sporgendosi un po' in avanti.
L'altra sbuffò, abbandonando la testa contro il tavolo, in un gesto sconsolato.
- Cosa c'è, temi l'assunzione ad Hogwarts o il dover lavorare accanto ad un'altra donna che non riesce ad interpretare le tue frecciatine indirette? - chiese lui, con un tono pacato.
- Temo la lontananza da te, ecco, dalle tue coccole impacciate, dai tuoi consigli, dai tuoi sorrisi accondiscendenti, da tutto quello che riguarda la tua persona. -
- Quello anche io. - sospirò lui. - Ma sappiamo bene che è necessario. -
- No, non lo è. Lo è per l'Ordine, magari. Ma non per me. Io vivo benissimo anche senza un anno di praticantato a scuola, servendo la causa direttamente qui a Londra. -
- Ma hai bisogno di fare pratica, prima di essere gettata di nuovo nella mischia. Un mese solo non basta, lo sai bene. -
- E non potresti continuare tu? Sei... Il migliore, Remus, lo sai pure tu. Sei l'unico che sa farmi ragionare, e non è solamente perché tu ed io... Insomma, non neghiamo l'evidenza! - mormorò la giovane, mordendosi la bocca, e tornando a guardarlo, supplichevole.
- No. devo seguire le cose per l'Ordine, non potrei seguirti come sarebbe necessario. - rispose l'uomo, incupendosi leggermente.
Lei si lasciò andare contro lo schienale imbottito della panca, arrendevolmente.
- Però promettimi una cosa, Remus. -
- Dimmi... -
- Che non sprecheremo neppure un attimo di questi giorni che ci restano. -
- Promesso... - mormorò l'altro, tornando a stringerle le mani.
- E che, cascasse il cielo, faremo di tutto per poterci vedere. - rincarò l'altra, determinata.
- Sì. - annuì lui.
- Farò un abbonamento al Nottetempo. - scherzò la giovane strega, e sembrava un po' più sollevata.
- Anche io... - sorrise l'altro. - Troveremo un modo per vederci anche quando sarai via. -
- Credo che passerò i prossimi giorni a farti talmente tante di quelle fotografie, quando meno te l'aspetti, da tappezzarci le pareti di qualsiasi stanza mi daranno... Sempre che mi prendano ad Hogwarts... - continuò a sdrammatizzare lei.
- Ti prenderanno... quando avrai una risposta certa? -
- Devo parlare con Piton, così ha deciso Caramell... - e, dopo quell'affermazione, mimò il gesto di impiccarsi con le sue stesse mani.
- Sei praticamente assunta allora. - Sospirò l'altro. - Per quanto Piton non è l'uomo più simpatico del mondo fa sempre parte dell'Ordine. -
- Questo lo credi tu. Stai parlando di Piton... - precisò Gaia Luthien, con un'espressione decisamente atterrita, anche se molto teatralmente, e, per un attimo, le sembrò di essere davvero Sirius Black.
- ...che per quanto poco amichevole con gli altri obbedisce a Silente. - precisò l'altro, che sembrava aver avuto la stessa sensazione.
- Dovrò procurarmi un po' di antidoti: non si sa mai che mi possa usare come cavia per qualche esperimento... -
La battuta di Gaia fece quasi ridere Remus. - Almeno potrai mettere alla prova le tue conoscenze sugli antidoti, no? -
Lei roteò gli occhi, esasperata - Detesto Pozioni... Perché non Trasfigurazione? Incantesimi? Difesa Contro Le Arti Oscure? -
L'uomo scosse piano la testa, e strinse le labbra, sollevando appena un sopracciglio. - Non saprei. -
- Perché sarebbe stato troppo bello altrimenti... -
Nel frattempo un cameriere si era avvicinato ad entrambi. - Cosa vi porto? - chiese.
- Un irish coffee. - rispose prontamente lei, chiedendosi se si sarebbe accorto della tenuta non propriamente babbana che indossava.
Mi prenderà per una pazza nostalgica del diciannovesimo secolo, pensò, con un'alzata di spalle.
- Ed un caffè per me. - sospirò l'altro.
Il cameriere annuì e si allontanò.
- Chiedi un caffè ad un inglese e ti porterà una brodaglia... - commentò la giovane.
- Sono un inglese. - rispose lui, come a lasciar intendere che sapeva cosa aveva chiesto.
- Terribilmente inglese... - rincarò lei, sbattendo teatralmente le ciglia.
- Non posso farci niente... - mormorò l'altro, con un abbozzo di sorriso.
- Avete un vostro fascino, non so quale, ma deve esserci, da qualche parte... Ben nascosto... - lo punzecchiò l'altra.
- Il mio è nascosto terribilmente bene... -
- Che te lo dico a fare che nel tuo caso non è vero, tanto non te ne convinci neppure quando ti sto a fissare con uno sguardo adorante che rasenta l'ossessione morbosa... O quello di un animale affamato. -
- L'amore ci mette occhiali strani sugli occhi. - mormorò l'uomo. In quel preciso momento il cameriere depositò sul loro tavolo le due tazze ed uno scontrino, e si allontanò.
La mano di Gaia Luthien si abbatté sul tavolo, coprendo lo scontrino con il palmo.
- Occhiali che fanno bene alla vista. - sorrise, radiosa.
- Sì, ma non mi impediscono di vedere quello che potresti avere in mente di fare adesso. - scherzò lui.
- Ma tu puoi pure vedere, basta che stai zitto e mi lasci fare. - fece una piccola linguaccia l'altra, occultando lo scontrino in una tasca nascosta dalla pesante gonna.
- Gaia... -
- Remus... - soffiò lei, con voce vellutata.
- Perché ogni volta dobbiamo fare questo tira e molla? - e abbozzò un sorriso un po' amaro.
- Va bene, la prossima volta paghi tu. - tagliò corto la strega, come se quelle parole fossero sufficienti a chiudere lì la questione.
Lui annuì, per tutta risposta, quindi iniziò a sorseggiare il suo caffè.
E l'altra cominciò a mescolare il suo irish coffee.
- Com'è la brodaglia? - domandò, ridacchiando.
- Calda... per nulla forte... va bene così. -
Gaia Luthien arricciò le labbra in un'espressione puramente di scherno, mentre leccava piano il cucchiaino coperto di schiuma e lo tornava ad immergere nel bicchierone di fronte a sé.
- Immaginavo che non ti piacesse... - mormorò l'altro, stringendo la tazza con entrambe le mani.
- De gustibus... - sorrise lei, facendo spallucce. Avvicinò il bicchiere alle labbra, gustandosi la sua bevanda, e studiando l'espressione di Remus con la coda dell'occhio.
Lui evitò di commentare. Sorseggiò lentamente il suo caffè, prima di proseguire. - Quando dovresti parlare con Piton? -
- Caramell ha detto che lo avrebbe contattato e che poi avrebbe pensato tutto lui... -
- Quindi non resta da far altro che aspettare... -
- Cosa che io, lo sai, detesto ampiamente... -
- Lo so, ma non vedremo Piton prima di stasera. Preferisci tornare a casa subito, così se dovessero mandare un gufo... -
- Al diavolo i gufo. -
- E al diavolo Severus. - mormorò l'altro, con un mazzo sorriso. - Un brindisi per mandare al diavolo tutto, per una volta? - chiese, sollevando la tazza di caffè.
- Oh, la mia specialità. -
- E cosa ti andrebbe fare dopo aver mandato al diavolo tutto? - la punzecchiò l'uomo.
- Non mi provocare, Remus Lupin, altrimenti... -
- Potresti farlo. Indovinato? -
- Non ho tutta questa voglia di farmi arrestare dai babbani per atti osceni in luogo pubblico. O di rischiare di essere beccati in un altro parco da un altro gruppetto di Mangiamorte a caccia di guai. - bisbigliò lei, mettendo su un'aria fintamente scandalizzata.
- Qualcos'altro per cui non rischiamo così tanto? - tentò lui, sollevando le sopracciglia, vagamente divertito.
- Nulla che mi andrebbe allo stesso modo, mi dispiace. -
L'uomo reclinò la testa di lato, e la guardava, stringeva tra le dita quella tazza come se fosse l'unico modo per non lasciarsi andare all'immaginazione di quello che le parole della ragazza gli suggerivano.
Ma un pensiero si insinuò forzatamente tra i suoi, con facilità, ed era più lieve e sottile di un sospiro soffiato alle sue orecchie, che lo chiamava... Lo chiamava per nome.
Lui chiuse gli occhi. - Gaia... - sussurrò.
Lei ghignò solo con metà bocca, tornando a sorseggiare il suo irish coffee, mentre nella sua mente, e in quella dell'altro di conseguenza, si era seduta languidamente sulle sue ginocchia, giocherellando con i primi bottoni della camicia, sfilandoglieli dalle asole, lentamente.
E non smetteva di sussurrare il nome dell'uomo, sfiorandogli la pelle del collo in una leggera carezza.
- Non ora, ti prego... - sussurrò l'uomo, e probabilmente serrò la bocca, perché un muscolo della mascella guizzò, e lui riaprì gli occhi, fissandoli in quelli della ragazza.
- Almeno fammi divertire con qualche fantasia, visto che di cose reali non se ne parla neppure a pagare... - mormorò l'altra, con due occhioni ingenui.
E di nuovo tornò ad immaginarlo: le sue dita sottili che s'insinuavano tra le pieghe della camicia, solleticandogli la pelle, mentre iniziava a mordergli piano il collo, fino alla base.
Lui finì il suo caffè, e sembrava far di tutto per non seguire quelle fantasie che erano come miele, come miele che scivolava sulla sua pelle. Dolce, zuccherino, tentatore. Ma doveva pur far qualcosa prima che il suo fisico rispondesse di conseguenza. - Finisci il caffè che andiamo. - mormorò, forse un po' troppo bruscamente.
- Sappi che questo è nulla. Ho una fervida immaginazione... -
- Ma ancora non hai finito il caffè... -
- Una delle cose che mi piace di più è fare lunghi viaggi in treno e fissare il paesaggio oltre il vetro del finestrino immaginando mille diverse storie... Non hai idea di quanto ti ho pensato mentre venivo qui a Londra dal Donegal... - gli raccontò lei con tono vago, pensoso.
E sotto le sue dita sentiva nitidamente, anche se solo nella sua mente, la linea morbida delle labbra dell'uomo, e le carezzava, quasi fosse stato un preludio ad un lunghissimo ed estenuante bacio.
Lui sospirò. - Non hai idea di quanto vorrei essere fuori da questo bar, in questo momento. -
- No, non ne ho proprio idea. - finse l'altra, con un ghignetto compiaciuto.
Lui si costrinse a chiudere la mente, ma non ci riusciva. Era tutto dannatamente allettante, tutto dannatamente davanti a lui, ed il suo corpo, lo sentiva bene, stava iniziando a reagire. Proprio quello che voleva evitare, almeno in quel luogo. Si alzò in piedi e posò alcune monete sul tavolo. - Andiamo. - ripeté, prendendole una mano ed invitandola ad alzarsi.
- Aspetta. - lei si tolse di tasca una banconota arrocciata da dieci sterline e la lasciò cadere accanto agli altri spiccioli.
Lui annuì, poi la condusse fuori, e sembrava impaziente, sotto la sua solita aria compassata.
- Tutto a posto? - domandò la giovane, con aria fintamente innocente.
- Sì. - mormorò lui, e senza chiederle altro la guidò in uno dei vicoli deserti secondari, li vicino. - Tieniti stretta. - disse, stringendole forte le mani.
Gaia Luthien annuì, sgranando gli occhi.
Lui chiuse gli occhi e sembrò concentrarsi, ed in pochi secondi si smaterializzarono nei giardinetti davanti a Grimmauld Place.
La giovane lo fissò con aria fortemente interrogativa.
Questa volta fu lui a sorridere. La prese per mano e la fece entrare in casa, e per fortuna, come qualche giorno prima, tutti sembravano occupati a fare qualcosa, nei piani superiori.
- Remus... Tutto a posto? - ripeté l'altra, un po' incredula e spiazzata di fronte alla fretta dell'uomo.
- Ho giusto una cosa che voglio spiegarti. - mormorò lui. - A meno che tu non voglia ritrattare su alcuni tuoi pensieri. - aggiunse subito, soffermandosi sul pianerottolo delle scale che dava nel corridoio delle camere, quello dove c'era anche camera sua.
Lei annuì, poggiando la mano sul pomello della porta, e facendolo girare.
Lui non le staccò gli occhi dal viso. La lasciò entrare e chiuse la porta, sigillandola con un gesto della bacchetta, e i suoni delle pulizie in corso qualche piano sopra giunsero decisamente più ovattati.
- Avanti... Spiegami... - disse Gaia in un soffio, senza preoccuparsi del sigillo, se riguardava anche lei, o solo le persone all'esterno.
Lui le prese il viso tra le mani, in un gesto comunque dolce, e delicato. - Quello che mi hai fatto sentire prima... - mormorò, con un filo di voce. - ... non credere che non lo desideri. E' solo che non... non voglio forzare le cose... -
La giovane annuì, deglutendo.
Lui le baciò la fronte, con una lentezza estenuante. - Fermami ti prego se oso troppo... - sospirò.
- Non temere... -
Il mago lasciò scivolare le sue mani dal viso lungo il collo, fino alle spalle della ragazza, e lentamente si spostò dalla fronte alle gote, quasi assaporando la pelle del suo viso, in una carezza delicata.
Gaia sorrise, arrossendo, e alzò di più il volto, come ad assecondarlo.
Lui proseguì, e per passare da una gota all'altra si soffermò sulle labbra di lei. E sembrava aver paura di romperla dalla delicatezza che impiegò, in quei piccoli ed impazienti baci.
- Non temere di farmi del male... - insistette lei, quasi avesse intuito la portata dei suoi pensieri.
- Non voglio che tutto sfugga... di mano... - mormorò lui, sfiorandole la bocca. - Non troppo, non tutto insieme... -
- Mi fido di te, Remus, oltre ogni ragionevole dubbio. - lo incoraggiò.
- Lo so... - mormorò lui, prima di baciarla più intensamente, facendo di nuovo scivolare le sue mani dalle spalle al viso di lei.
Gaia dischiuse le labbra, con espressione compiaciuta, e nella sua mente non c'era spazio che per quel bacio, eppure i suoi pensieri vagavano veloci, e già immaginavano e desideravano di più, impazientemente.
Anche i gesti del mago, e le sue carezze si fecero via via più impazienti e impudiche. Le sfiorò di nuovo il volto, e di nuovo lasciò scivolare le sue mani lungo il collo, le spalle, i fianchi. La strinse a sé, iniziando a baciarla sul collo.
Lei si abbandonò a quella stretta, come se non avesse più bisogno di reggersi in piedi, mentre lo assecondava, totalmente, maledicendo solo la lunga fila di bottoni che chiudeva il suo abito fin quasi sotto al mento, a cui l'uomo si dedicò con solerzia maniacale, senza smettere di coccolarla e baciarla.
La giovane gli indicò con un breve gesto il letto alle loro spalle, quasi fosse un invito implicito a stendersi.
Lui la prese in collo, e la adagiò sulle coperte, e la baciò di nuovo, teneramente, con trasporto.
- Devo provocarti più spesso... - mugolò la giovane, trascinandolo sopra di sé, in un gesto nervoso, affamato.
- Non farlo più in quel modo... non quando siamo fuori... - sembrò supplicarla lui, mentre riprendeva con ancora più impazienza a spogliarla dei suoi vestiti.
- Non posso promettertelo... - e di nuovo lo immaginò, intensamente. Immaginò ciò che desiderava: di poter ricambiare quei gesti, che la stavano facendo fremere.
Anche l'ultimo bottoncino passò l'asola, e l'uomo si scostò da lei quel tanto che le consentisse di fare quello che nella sua mente già gli stava facendo vedere.
Gaia si liberò velocemente del corpetto dell'abito, rivelando una canotta sottile e ricamata, che le lasciava scoperte le braccia.
- Tocca a me... - sogghignò, cercando di levargli il maglione con un gesto rapido, ma che risultò abbastanza goffo perché l'ampia gonna dell'abito la impacciava nei movimenti, e lei stessa si sentiva un po' stordita, emozionata.
- Magari questa ti da un po' noia? - mormorò lui, con una sorta di sospiro, lasciando che la ragazza gettasse il suo maglione dove le capitava, e cercando l'allacciatura della gonna.
La giovane mugolò qualcosa che sembrava una risposta affermativa, sollevandosi sulle ginocchia, mentre qualche altra parola confusa moriva soffocata contro le labbra di Remus, mordendogliele avidamente.
Remus fece scivolare via anche la gonna della giovane, e la canotta si rivelò essere una sottoveste che le arrivava fino alle ginocchia. La cinse di nuovo con le sue braccia, stringendola sé, baciandole l'incavo tra collo e spalla, con mosse languide.
- Tocca a me... - ripeté lei, sedendoglisi sulle gambe e circondandogli i fianchi con le sue. E tremava quasi, d'emozione ed impazienza, mentre allungava le dita a sfiorare la stoffa della camicia dell'uomo.
Lui sospirò, carezzandola, coccolandola e baciandole la pelle per qualche attimo con delicatezza, e per qualche attimo con trasporto. Tutto di lui sembrava desiderare e gradire il tocco della ragazza, il suo corpo su di lui.
- Sono così goffa... - soffiò Gaia, sfilando qualche bottone dalle asole, frettolosamente, e le sue dita sottili s'insinuarono ben presto tra la stoffa grezza della camicia, frementi d'ogni più piccolo contatto.
- No... - sussurrò lui. - Sei perfetta... -
- Io so così poco, Remus... Sto improvvisando. - ammise la giovane, arrossendo, togliendogli lentamente la camicia.
Lui abbozzò un sorriso. - So che suona strano detto da me... ma basta che... tu sia te stessa. - mormorò lui, carezzandole una gota. - Sono... innamorato... di ciò che sei, ed è questo... che conta. -
Lei sorrise, socchiudendo le palpebre: stava per commuoversi.
Remus le sfiorò le labbra con le dita, poi scese giù, lungo il mento, e sul collo, e lì si soffermò, e risollevò lo sguardo su di lei, sui suoi occhi, ricambiando quel sorriso con dolcezza.
- Non fermarti... - lo implorò quasi, dolcemente.
L'uomo socchiuse gli occhi, e lasciò che le sue dita eseguissero dei piccoli ghirigori sulla pelle della giovane, prima sul collo, poi le lasciò scendere, dalle spalle al seno e dal seno alla pancia, come se seguisse un ricamo sulla sottoveste della giovane. Le strinse i fianchi, tra le sue dita, prima di stringerla di nuovo a se, lasciando scivolare le mani sulla sua schiena, cercando con la sua la bocca di lei.
La giovane lo assecondava, in ogni gesto, carezza, tenendo gli occhi fissi su di lui, divorandolo con lo guardo, cercando di cogliere ogni minimo particolare sul suo volto, le sue mani, il suo torace.
Si sollevò sulle ginocchia, spingendolo verso i cuscini, quasi con una certa urgenza.
Lui prese tra le sue dita il bordo inferiore della sottoveste di Gaia, e la guardò, come a chiederle il permesso di sfilare anche quella.
- Sì... - sussurrò piano lei, e le sue dita sottili percorrevano leggere la pelle dell'altro, solcata da vecchissime cicatrici, come una mappa.
Desiderò di baciarle, una per una, e non poté che condividere con l'uomo quel pensiero, quasi a volergli chiedere il permesso di farlo, non appena lui l'avesse liberata da quegli ultimi abiti.
E dovette attendere ben poco, perché in breve lui le aveva fatto scivolare via anche la sottoveste.
Gaia sembrò vergognarsi, per un solo attimo; piegò la testa di lato, facendo ricadere sul petto i lunghi capelli rossi, quasi avesse voluto nascondercisi dietro.
Lui non li scansò. Si limitò a sfiorare la pelle che rimaneva scoperta con le sue labbra, chiudendo gli occhi.
- Non ho paura, è solo che... - soffiò la giovane, e strinse la testa dell'altro a sé, per sentirlo più vicino, e perché il loro contatto non si rompesse, neppure per un attimo.
Lui le cinse la vita, lasciandosi andare in quella stretta.
- Non c'è stato nessun altro, prima di te, Remus... Non così. - cercò di spiegargli. Di nuovo si ritrovò stretta a lui, e lasciò scivolare le sue labbra, baciandogli lentamente ogni solco lasciato sulla sua pelle, sul torace, inebriata dal suo profumo.
- Lasciati... lasciati solo andare, non pensare ad altro. - sospirò lui, carezzandola. - L'amore non segue regole preimpostate... seguilo fin dove ti senti... - e quasi si morse le labbra. Quante volte si era negato lui stesso di farlo?
Gaia depose l'ennesimo, lentissimo, estenuante, bacio sul corpo teso di Remus, prima di alzare lo sguardo su di lui.
- Anche tu devi farlo... Anche tu. -
- Lo sto facendo... adesso, con te... - sospirò lui, cercandola, baciandola, stringendola a sé.
La giovane si lasciò guidare da lui, chiedendosi dove sarebbe voluto arrivare, se lui avrebbe mai avuto il coraggio di chiederglielo esplicitamente oppure no... Immaginò di chiederglielo, ed ebbe un po' paura.
- Gaia... io... - sospirò lui.
- Remus... - lo chiamò di rimando lei.
L'uomo la strinse a sé. - Vorresti... -
Gaia Luthien annuì, con una compiaciuta arrendevolezza negli occhi azzurri, mentre si lasciava sprofondare di nuovo in mezzo alle coperte polverose di quel vecchio letto.
Le carezze e le movenze dell'uomo si fecero pian piano più impudiche, e gli indumenti che erano rimasti loro addosso scivolarono accanto a quelli che si erano già tolti, finché non furono nudi, entrambi. Il contatto con la pelle della giovane sembrava inebriare Remus, che non smise di coccolarla e di baciarla, di stringerla a sé con desiderio.
Lei sospirò, lasciandosi andare in un mugolio basso, che sembrava quasi una risata, nervosa, emozionata; non riusciva a staccare gli occhi da lui, ne cercava lo sguardo come se potesse guidarla, ed incitarla, mentre ne seguiva i movimenti, docilmente.
- Mi fido di te... - bisbigliò piano, pianissimo, stringendo le braccia attorno al collo di Lupin, tanto forte da graffiarlo con le unghie sulla schiena, mentre lui si lasciò scivolare sopra di lei. Ipnotizzato da lei, dal desiderio di lei. Guidò il corpo della giovane e si lasciò guidare, perché era una cosa che riguardava entrambi e non solo lui. Non smise di baciarla e di coccolarla, neanche quando scivolò in lei, con un gemito soffocato ed un fremito, stringendola a sé come se non cercasse altro che il suo calore, e il suo amore.
E di quello stesso calore lei si sentì pervadere, dominare: dischiuse le labbra, e spalancò gli occhi, piena di sgomento, terribile e bellissimo, che annebbiava tutto ciò che non erano semplicemente i suoi sensi. Lei sentiva, sentiva e basta, priva di logica, o ragione, sentiva e non se ne saziava, bramava con maggiore intensità quel contatto, nel momento stesso in cui ne era anche soddisfatta. E sentirsi tanto desiderata, talmente tanto da essere divorata da quei gesti, quei baci, non faceva che aumentare il sentimento, e la passione.
E anche il più semplice dolore, o la paura, il timore dell'ignoto, erano nulla in confronto al tremore della sua carne, e al contrarsi urgente delle sue membra.
Se ne lasciò travolgere, e atterrare, non chiedendo altro che quello, e ancora, finché ne avessero avuto la forza.

Scritto da: Anna (Remus) e Galuth (Gaia Luthien)

domenica, 21 giugno 2009
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01- Diario del 1° Settembre 1989
02- 1° Settembre 1989
03- Incontri
04- Il Sesto Anno Ha Inizio
05- Iniziano i Problemi
06- Segue... Iniziano i Problemi
07- Due A Uno!
08- Musica!
09- I Serpeverde Colpiscono Ancora
10- Al Peggio Non C'è Fine (Prima Parte)
11- Al Peggio Non C'è Fine (Seconda Parte)
12- Piccole Novità e...
13- Grandi Preparativi Per Hogsmeade!
14- Halloween ad Hogsmeade (Prima Parte)
15- Halloween ad Hogsmeade (Seconda Parte)
16- Halloween ad Hogsmeade (Terza Parte)
17- Il Banchetto Di Halloween
18- Ma il Banchetto Prosegue
19- Nell'Aula di Musica
20- Strani Scherzi
21- Pergamene Incantate

-> Storia Magica pt. I




01- La Stazione di Hogsmeade
02- I Prefetti di Serpeverde e Grifondoro
03- Un Invito a Sorpresa
04- Soliti Litigi ed Incomprensioni
05- Acquisti Londinesi
06- Arrivo a Casa Finneath
07- Galuth' e Ryan
08- Ritorno nella Nebbia
09- Il Maggiore dei Tre Finneath
10- La Cena
11- Lo Studio di Maynard
12- Un Violoncello Imprevisto
13- Un Breve Scontro
14- Tomi Polverosi e Verità Occultate
15- Chiacchiere in Riva al Lago
16- L'Angolo Segreto
17- Dichiarazioni e Confidenze tra Amiche
18- Frecciatine tra Fratelli
19- La Fortezza Inizia a Cedere
20- Decadenza ed Orgoglio
21- Inviti Ipoteticamente Inevitabili
22- Non C'è Rosa Senza Spine
23- Il Rifugio Segreto
24- Canti di Guerra in Riva ad un Lago
25- Sulla Quercia di Maynard
26- Il Soggiorno a Roughburn Prosegue
27- Fiumi di Fumo ed Erbe Allucinogene
28- Voti Infrangibili
29- Lezioni di Incantesimi e di Vita
30- Azkaban
31- Attimi di Cedimento
32- Mezze Verità e Bugie Intere
33- Il Pensatoio di Maynard
34- Falsi Miti
35- Un Bacio Rubato
36- Maynard è un Mangiamorte
37- Castelli di Carta
38- Fughe d'Amore
39- Amicizie Babbanofile
40- L'Importanza delle Cose
41- La Dicotomia tra Espansività e Riservatezza
42- Fatina Verde
43- Giochi Azzardati
44- La Nera Signora
45- Risvegli
46- Vecchi Grammofoni
47- Campi Di Trifoglio
48- Feste Paesane
49- Giri di Danza
50- Desideri Sopiti
51- Terra Bruciata
52- Assaranca
53- Prove... di Sartoria
54- Piccole Grandi Sfide
55- Il Compleanno di Ryan
56- Solo La Dura Verità
57- Scogli Aguzzi Come Lame
58- Acque Chete e Gentiluomini
59- Pomeriggio a Diagon Alley
60- Ricordi Ritrovati
61- Una Casa a Notturn Alley
62- Sulle Note di un Violoncello
63- Al Binario 9 e 3/4
64- Gelosia ed Incredulità
65- Un Nuovo Viaggio Ha Inizio



01- Donegal, Cinque Anni Dopo
02- Passata La Luna
03- Un'Infermiera Assai Improbabile
04- Musica, Ricordi e Bauli Chiusi
05- La Spiaggia di Maghera
06- Diario del Vespro
07- Un Gufo Infuriato
08- Messaggi Subliminali
09- Temporali ed Addii
10- Diario della Partenza
11- Arrivo a Londra
12- Segugi e Prove di Abiti
13- Un Tè Difficile da Digerire
14- Un Cane Sempre di Troppo
15- Solitudine
16- Sventurati Acquisti al Ghirigoro
17- Due Lupi a Confronto
18- Ritorno a Notturn Alley
19- La Biblioteca di Grimmauld Place
20- La Colazione dei Campioni
21- Vecchi Pianoforti a Coda
22- Highgate Imprevisto
23- Una Riunione Movimentata
24- Gita turistica al Quartier Generale
25- La Mezzosangue e il Signore Oscuro
26- Un Brunch a Malfoy Manor
27- Lo Sfogo di Ryan
28- L'Ufficio di Dolores Jane Umbridge
29- Colloquio dal Primo Ministro
30- Inciampando per il Ministero
31- Il Calore e L'Ignoto
32- Un Angolo Defilato di Mondo
33- Tenerezza e Risveglio




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